Mascherine vendute a prezzi impossibili: cosa fare.

Proprio in questi giorni girano notizie di mascherine vendute a prezzi esorbitanti in tutta Italia, da commercianti che ne approfittano del bisogno della popolazione, ma anche di abusivi che in occasione del Coronavirus si sono improvvisati rivenditori ovunque, persino nei distributori automatici.

Nelle ultime notizie che ci giungono vi è il maxi sequestro a Bari dove la GdF ha trovato circa 5.000 tra mascherine protettive, detergenti e guanti in lattice, che si aggiungono agli oltre 30mila prodotti analoghi sequestrati nei giorni scorsi in altrettanto perquisizioni del circondario.

Anche a Pescara e sempre oggi altre 700 mascherine, e 20 flaconi da un litro di gel mani igienizzante tipo Amuchina, sono stati sequestrati in un negozio cinese sempre dalla GdF, calcolato un ricarico tra il 120% e fino al 380%.

Identica scena a Roma, dove il titolare, ne aveva addirittura pubblicizzato la vendita.

Con i prezzi che arrivano fino ad una trentina di euro ciascuna, gli sciacalli applicano un ricarico fino al 1500%: ma può costargli molto caro, perché la Guardia di Finanza adesso è libera dagli ordinari controlli e verifiche fiscali e perciò può dedicarsi meglio al controllo e repressione di questi fenomeni di sciacallaggio.

Se ti trovi di fronte a questi odiosi fenomeni, puoi denunciare l’accaduto alla Guardia di Finanza o alle altre forze dell’ordine presenti sul territorio, in quanto si tratta di un reato che è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 516 fino a 25.822 euro, e una pena accessoria: l’interdizione dalle attività commerciali.

Per commettere questo reato basta un aumento ingiustificato dei prezzi, praticato da un singolo commerciante, che possa influenzare gli altri operatori del settore e il mercato della zona, provocando il pericolo di un rincaro diffuso, viene punito anche chi, a prescindere dalla messa in vendita, accumula enormi scorte in modo da «sottrarre all’utilizzazione o al consumo rilevanti quantità».

Scatta invece il reato di frode quando si tratta di mascherine non a norma, senza il marchio (Ce) quindi contraffatte, e anche quando i dispositivi vengono spacciati come idonei ma non lo sono.

È il caso di chi vende le comuni mascherine antismog o per la protezione delle polveri sui luoghi di lavoro (dispositivi compresi nella categoria Ffp1, a basso potere filtrante) anziché quelle necessarie per la protezione dalla diffusione dei virus (categorie Ffp2 o Ffp3).

In questi casi la pena è della reclusione fino a 2 anni o della multa fino a 2.065 euro.